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Licenziamento in Italia: come impugnarlo, termini e tutele

Che cosa deve contenere la lettera, come impugnare entro 60 e 180 giorni, come si svolge la causa, quali tutele spettano e come chiedere la NASpI.

Scritto da adminPubblicato il

Che cosa deve contenere la lettera di licenziamento?

La lettera deve essere scritta e indicare i motivi: senza questi requisiti il licenziamento è inefficace (L. 604/1966, art. 2). Spetta al datore di lavoro provare la giusta causa o il giustificato motivo (art. 5). Conservi la lettera e la busta, o un’altra prova della data di ricezione: da lì decorrono i termini.

Per quali motivi si può essere licenziati?

Nel lavoro a tempo indeterminato il licenziamento richiede una giusta causa o un giustificato motivo (L. 604/1966, art. 1). Alcuni licenziamenti sono invece nulli.

Tipo Che cosa significa Norma
Giusta causa Una causa che non consente la prosecuzione, anche provvisoria, del rapporto. Non c’è preavviso. c.c., art. 2119
Giustificato motivo soggettivo Notevole inadempimento degli obblighi contrattuali da parte del lavoratore. Con preavviso. L. 604/1966, art. 3
Giustificato motivo oggettivo Ragioni legate all’attività produttiva, all’organizzazione del lavoro e al suo regolare funzionamento. Con preavviso. Art. 3
Licenziamento nullo Ad esempio per credo politico, fede religiosa, attività sindacale o per l’esercizio di un diritto. Art. 4
Divieto per maternità Di regola dall’inizio della gravidanza fino a un anno di età del bambino, con le eccezioni della norma. d.lgs. 151/2001, art. 54

Se il motivo è disciplinare, il datore deve prima contestare l’addebito e sentire il lavoratore, che può farsi assistere da un rappresentante sindacale. I provvedimenti più gravi del rimprovero verbale non possono essere applicati prima di 5 giorni dalla contestazione scritta (L. 300/1970, art. 7).

Per gli assunti prima del 7 marzo 2015, se il datore ha le dimensioni previste dall’art. 18 dello Statuto dei lavoratori, il licenziamento per motivo oggettivo va preceduto da una comunicazione all’ufficio territoriale del lavoro e da un tentativo di conciliazione (L. 604/1966, art. 7). Per gli assunti dopo questa procedura non si applica (d.lgs. 23/2015, art. 3, c. 3).

Durante la prova, la L. 604/1966 si applica dal momento in cui l’assunzione diventa definitiva e comunque dopo sei mesi dall’inizio del rapporto (art. 10). I licenziamenti collettivi hanno una disciplina separata e questa guida non li tratta (art. 11).

Come si impugna un licenziamento?

Si impugna in due tempi: prima un atto scritto entro 60 giorni, poi un’iniziativa formale entro i 180 giorni successivi. Lo prevede l’art. 6 della L. 604/1966:

  1. Entro 60 giorni. Dalla ricezione della comunicazione scritta, o dei motivi se comunicati dopo. Vale qualsiasi atto scritto, anche fuori dal giudizio, che renda nota la volontà di impugnare, anche attraverso il sindacato. È un termine di decadenza.
  2. Entro i successivi 180 giorni. Deposito del ricorso nella cancelleria del giudice del lavoro, oppure comunicazione all’altra parte della richiesta di conciliazione o arbitrato. Altrimenti l’impugnazione è inefficace. Dopo la sentenza n. 212/2020 della Corte costituzionale conta anche il deposito di un ricorso cautelare prima della causa.
  3. Entro altri 60 giorni. Se la conciliazione o l’arbitrato sono rifiutati o manca l’accordo, il ricorso va depositato entro 60 giorni dal rifiuto o dal mancato accordo.

Usi un mezzo che lasci la prova dell’invio e della ricezione, come la raccomandata con ricevuta di ritorno o la PEC. La lettera può limitarsi a dichiarare che intende impugnare il licenziamento, indicando la data della comunicazione ricevuta.

Eccezione: con la sentenza n. 111/2025 la Corte costituzionale ha stabilito che chi è incapace di intendere o di volere alla ricezione o durante i 60 giorni non deve fare l’impugnazione preventiva e dispone di un termine complessivo di 240 giorni dalla ricezione (nota all’art. 6 su Normattiva).

Prima di decidere come procedere, veda in quali passaggi serve un avvocato del lavoro. La lettera non lo richiede per legge; la causa, di regola, sì.

Che cosa succede con la conciliazione?

Il tentativo davanti alla commissione di conciliazione è una possibilità, e la richiesta sospende le decadenze per la durata del tentativo e per i 20 giorni successivi (c.p.c., art. 410). Le rinunce firmate nelle sedi indicate dalla legge non sono più impugnabili; quelle firmate altrove si impugnano entro 6 mesi (c.c., art. 2113). Per questo conviene leggere con attenzione ciò che si firma.

Per gli assunti dal 7 marzo 2015, il datore può offrire in una sede protetta, entro i termini di impugnazione, un assegno circolare pari a una mensilità per ogni anno di servizio, da 3 a 27 mensilità. La somma non è imponibile né soggetta a contributi. Se la accetta, il rapporto si estingue e lei rinuncia a impugnare (d.lgs. 23/2015, art. 6). Per i piccoli datori l’importo è dimezzato (art. 9).

Come si svolge la causa?

La causa inizia con un ricorso al tribunale in funzione di giudice del lavoro, di regola del luogo in cui è sorto il rapporto o si trova l’azienda o la dipendenza (c.p.c., art. 413).

  1. Ricorso. Contiene fatti, diritto, conclusioni e, in modo specifico, le prove e i documenti (art. 414).
  2. Fissazione. Entro 5 giorni il giudice fissa l’udienza, non oltre 60 giorni dal deposito. Il ricorso e il decreto si notificano entro 10 giorni, con almeno 30 giorni prima dell’udienza (art. 415).
  3. Difesa del datore. Si costituisce almeno 10 giorni prima dell’udienza con una memoria (art. 416).
  4. Udienza. Il giudice interroga le parti, tenta la conciliazione e formula una proposta. L’assenza o il rifiuto senza giustificato motivo possono essere valutati nel giudizio (art. 420).

Che cosa si può ottenere se il licenziamento è illegittimo?

Il risultato dipende soprattutto dalla data di assunzione: chi è assunto dal 7 marzo 2015 come operaio, impiegato o quadro rientra nel d.lgs. 23/2015, gli altri nell’art. 18 dello Statuto dei lavoratori o nell’art. 8 della L. 604/1966. Le mensilità non sono un calcolo automatico: nei limiti di legge le determina il giudice.

Situazione Assunti prima del 7/3/2015 Assunti dal 7/3/2015
Licenziamento nullo, discriminatorio o orale (qualunque datore) Reintegrazione e risarcimento di almeno 5 mensilità; in alternativa alla reintegrazione, 15 mensilità Stessa tutela (art. 2)
Fatto insussistente Reintegrazione e indennità fino a 12 mensilità, anche nel motivo oggettivo (art. 18, cc. 4 e 7, con le sentenze n. 59/2021 e n. 125/2022) Reintegrazione e indennità fino a 12 mensilità, anche nel motivo oggettivo (art. 3, c. 2, con la sentenza n. 128/2024)
Altri casi senza giustificazione Da 12 a 24 mensilità (art. 18, cc. 5 e 7) Da 6 a 36 mensilità (art. 3, c. 1, con la sentenza n. 194/2018)
Vizi di forma o di procedura Da 6 a 12 mensilità (art. 18, c. 6) Da 2 a 12 mensilità (art. 4, con la sentenza n. 150/2020)
Datori sotto la soglia dimensionale Riassunzione entro 3 giorni oppure da 2,5 a 6 mensilità, con aumento fino a 10 o 14 per grande anzianità se il datore ha più di 15 lavoratori (L. 604/1966, art. 8) Importi di legge dimezzati, senza il tetto di 6 mensilità eliminato dalla sentenza n. 118/2025; non si applica la reintegrazione dell’art. 3, c. 2 (art. 9)

La soglia è di regola di più di 15 dipendenti nella singola unità produttiva o nello stesso Comune, o di più di 5 per l’imprenditore agricolo; l’art. 18, c. 8, indica anche altri criteri. Le sentenze citate sono riportate nelle note degli articoli su Normattiva e, per la n. 118/2025, sul sito della Corte costituzionale.

Ho diritto alla NASpI dopo il licenziamento?

Sì, se ha perso il lavoro involontariamente, è in stato di disoccupazione e ha almeno 13 settimane di contributi nei quattro anni precedenti (d.lgs. 22/2015, art. 3).

  • Domanda. Per via telematica all’INPS, entro 68 giorni dalla cessazione, a pena di decadenza (art. 6).
  • Decorrenza. Dall’ottavo giorno dopo la cessazione o, se la domanda è successiva, dal giorno dopo la domanda.
  • Durata. Metà delle settimane di contribuzione degli ultimi quattro anni, senza contare i periodi che hanno già dato luogo a prestazioni di disoccupazione (art. 5).
  • Dimissioni precedenti. Se nei 12 mesi prima si è dimesso da un altro lavoro a tempo indeterminato, servono di regola almeno 13 settimane di contributi da quella cessazione (art. 3, c. 1, lett. c-bis).

Che cosa spetta comunque alla fine del rapporto?

Il trattamento di fine rapporto spetta in ogni caso di cessazione: per ogni anno si accantona una quota pari alla retribuzione annua divisa per 13,5 (c.c., art. 2120). Se il datore non dà il preavviso dovuto, deve un’indennità pari alla retribuzione del periodo di preavviso (art. 2118). La durata del preavviso dipende dal contratto collettivo o dagli usi: la controlli nel suo CCNL.

Quanto costa impugnare un licenziamento?

La lettera di impugnazione costa solo la spedizione; per la causa contano il contributo unificato e il compenso dell’avvocato.

  • Contributo unificato. È dovuto, in misura ridotta alla metà, da chi ha un reddito imponibile superiore a tre volte il limite del patrocinio a spese dello Stato (d.P.R. 115/2002, art. 9, c. 1-bis; art. 13, c. 3). Con il limite attuale, la soglia è di 40.978,92 euro. Chieda conferma alla cancelleria.
  • Compenso dell’avvocato. Si pattuisce di regola per iscritto, e l’avvocato comunica per iscritto la prevedibile misura del costo (L. 247/2012, art. 13).
  • Patrocinio a spese dello Stato. È previsto con un reddito imponibile annuo fino a 13.659,64 euro (nota della Corte d’appello di Milano).
  • Sindacato. La legge ammette il suo intervento sia nell’impugnazione sia nella conciliazione.

Domande frequenti

Il licenziamento a voce è valido?

No, è inefficace (L. 604/1966, art. 2) e si applica la tutela del licenziamento nullo (art. 18, c. 1, dello Statuto; d.lgs. 23/2015, art. 2).

Che cosa succede se lascio passare i 60 giorni?

Il termine è a pena di decadenza: di regola non si può più contestare il licenziamento. Salvo l’eccezione per l’incapacità introdotta dalla sentenza n. 111/2025, conviene agire molto prima della scadenza.

Posso chiedere la NASpI se sono stato licenziato per motivi disciplinari?

La norma richiede la perdita involontaria dell’occupazione e i requisiti contributivi, e non esclude il licenziamento disciplinare. Verifichi la sua posizione con l’INPS.

Posso rifiutare la somma offerta dal datore?

Sì: non c’è alcun obbligo di accettare. Se accetta l’assegno nella sede protetta dell’art. 6 del d.lgs. 23/2015, rinuncia a impugnare il licenziamento.

Se vinco torno sempre al lavoro?

No. La reintegrazione riguarda i casi indicati dalla legge; negli altri si ottiene un’indennità. Dove spetta la reintegrazione, può chiedere 15 mensilità al suo posto.

Dove verifico l’iscrizione di un avvocato?

Nella ricerca del Consiglio Nazionale Forense o nell’albo dell’Ordine locale. Trova le indicazioni nella pagina sugli avvocati in Italia.

Norme e fonti

Informazione consultata il 31 ottobre 2026. È informazione generale e non sostituisce il parere di un avvocato sul suo caso.

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